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Tempo, temporali e luce rossa


Non è un post meteorologico.

È una considerazione sul come occupiamo il tempo. Ieri una cara amica – raccontandomi delle cose – mi ha detto: “Non ho più tanto tempo come prima”. È una cosa che mi ripeto spesso anche io, in merito alle vicende della mia vita. Come se avessi una scadenza.

O meglio, la scadenza attaccata da qualche parte ce l’ho come tutti. Ma che importanza ha? Quello che davvero conta è come lo impieghiamo questo tempo.

Qua al lavoro è successo un piccolo, piccolissimo fatto. Una incomprensione su alcune messe in onda e conseguenti promozioni esterne. Una vicenda da niente, che però ha coinvolto almeno 5 persone.

Abbiamo discusso di questa cosa insieme e due a due e lo abbiamo fatto de visu e al telefono. E lo abbiamo fatto per minuti e minuti fino a che gli stessi non sono diventati ore.

Ore della nostra vita perse per una cosa che non era oggettivamente importante per nessuno di noi.

Una cosa che dimenticheremo nel giro di brevissimo tempo.

Eppure quelle ore potevano essere impiegate per lavorare, ridere, giocare, telefonare a un amico, baciare l’innamorato, mangiare un arancino o un’arancina a seconda della costa siciliana in cui ci saremmo potuti trovare, fare un dolce, mettere su un caffè, fare una lezione di scuola guida, scrivere quella lettera che non riusciamo a scrivere, sistemare le carte per il commercialista, chiamare l’avvocato per quella perdita finanziaria e l’idraulico per quella perdita d’acqua. Avremmo potuto visitare la mostra, entrare in quel museo dove continuiamo a non entrare, riprendere un tramonto a Caracalla, camminare, comprare una borsa, portare il cane a far la cacca, farla anche noi, radersi, far la pulizia del viso, andare alle Terme dei Papi, fare una partita a filetto col collega, andare a mensa, mangiare un kebab, sentire quel disco che aspetta da un mese, mettere lo smalto alle unghie, correggere i compiti, spegnere la luce e dormire.

E smettere di pensare a tutto questo.

Oggi mi hanno detto che ho la radio sempre accesa in testa. Mi è stato detto che la devo spegnere. Ma quando si parla con me di radio non si deve mai dimenticare che si fa metaradio. E perciò ho risposto: non è la radio che deve spegnersi, ma la luce rossa sopra la sala, quella con la scritta “on air”.

Quando si perde tempo bisogna subito correre ai ripari e mettersi in modalità OFF AIR.

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3 commenti

  1. Gatto Atlantico ha detto:

    L’ha ribloggato su My3Place.

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  2. my3place ha detto:

    Purtroppo quando non si trasmette si passa automaticamente in modalità “ricevente”, perciò le valvole termoioniche sono sempre sotto corrente. Siamo una folla di baracchini tutti connessi, per i quali nessuno usa il “passo”, e nei quali il “chiudo” è definitivo.
    Tocca prendere quello che c’è.
    Se mi permetti un’osservazione tecnica, il problema non risiede nel tempo perso in rapporto al valore aggiunto di quella discussione, bensì nel dimenticare quanto prima dati, causa e pretesto, le attuali conclusioni di quella faccenda.
    Ogni intoppo, anche minimo, merita la sua attenzione. Egli è un cortese messaggero che ci mette sull’avviso, ci informa che non tutto fila liscio nei nostri piani, e che magari un’esame più approfondito potrebbe evitarci in futuro guai peggiori.
    Accogli queste “perdite di tempo” come un petulante grillo parlante, si tratta comunque di vita.
    Ahoj
    🙂

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  3. Renato ha detto:

    Tempus fuggit, docet.

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