Gatto Atlantico

Home » Uncategorized » Annalisa, il treno, la vita

Annalisa, il treno, la vita

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Blog che seguo

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031
Annunci

L’altro giorno, scendendo dall’ennesimo treno, ho visto che malgrado i suoi sette minuti di ritardo erano in molti a correre in direzione contraria alla mia per raggiungerlo.

Non mi sono girata a guardare e non per il normale disinteresse che la vita di estranei dovrebbe darmi (solo Iddio, se esiste così come ce lo hanno raccontato, può interessarsi ai treni persi di ognuno di noi). Non mi sono girata invece perché se poi qualcuno lo avesse perso io avrei sofferto davvero per lui, mi sarei chiesta che disagio, che appuntamento perduto, che occasione mancata, che disfatta quel ritardo avrebbe potuto significare. Lo so che è assurdo, ma io mi immedesimo sempre nel disagio altrui.

Questa mia constatazione interna mi ha fatto ripensare ad alcune cose che mi stanno capitando in questo periodo. E ho capito che quel non girarmi per evitare di incontrare lo sguardo di chi stava perdendo il treno era una forma di salvaguardia e c’entrava molto per capire anche il perché mi sto comportando allo stesso modo per ben altre cose, con ben altra importanza nella mia vita.

Ho capito a un certo punto che se volevo salvare la mia vita fisica e mentale e affettiva dovevo andare per sottrazione. Per diminuzione. Una diminuzione che riportasse equilibrio. Quindi non una decrescita felice. Le decrescite sono infelici sempre. Ma una diminuzione per continuare a crescere.

Questa scelta sta portando dolore e in qualche caso non solo a me. Importa poco ora come ora il fatto di avere spiegato, avvertito, provato a far comprendere, segnalato i campanelli di allarme, l’essermi mossa anche con qualche reale ragione. Il dolore è il dolore. Quando te ne procuri o lo procuri ad altri devi sapere cosa fai.

Resta però che la comprensione del perché molte diminuzioni mi siano così necessarie non ce l’ho avuta fino a quando su facebook non ho raccontato il fatto del treno. Non so quanti lo abbiano davvero compreso. So solo che Annalisa, una persona che non “conosco” nel vero senso della parola e che della mia vita reale sa proprio poco, ha fatto un commento e con una sola frase ha spiegato tutto. L’ha spiegato a me. Mi ha aperto gli occhi come accade a volte quando vai dallo psicologo e ogni tanto ti fa aprire certe finestre nel cuore e nella mente.

Lei ha scritto: “Penso che quando forti dolori..il tempo non guarisce..poi se ne succedono altri..si sviluppa uno stato d’ansia ingestibile..si somatizza tutto.io sono cosi.”

Anche io sono così cara Annalisa. Somatizzo tutto. E mi si sviluppa uno stato d’ansia ingestibile. Il problema degli altri diventa mio. Quel treno lo sto perdendo io.

Così come ci sono persone che pur essendo in grado di gestire ogni angolo della loro vita da soli e brillantemente, pensano di “aver bisogno”; magari solo di una spalla. E così certe ansie come la mia e certi bisogni come quelli di altri quando si incontrano possono fare dei bei casini.

Ho pensato per anni di essere immortale infrangibile e lontana dall’usura: della vita, dei dolori, dei problemi, delle preoccupazioni, del troppo cibo, della vita fuori.

Io non vivo in casa, sto sempre in giro, penso, leggo scrivo, amo, ascolto musica cammino mi carico mangio mi sovraccarico, mi accollo i problemi di chi amo e faccio finta di dimenticare tutto quello che è stato.

Non dimentica però il mio colesterolo, il mio fegato malandato, la pressione che non va, il livello di stress, il mio cuore e la mia testa, per non parlare delle troppe sciarpe che ho comprato e che mi appesantiscono.

Ieri con mia madre, la grande madre, siamo andate a fare i regali di Natale. All’improvviso mi sono sentita come il bambino che diventa adulto. Cercate di ricordarvi: il momento in cui avete capito di essere grandi è stato quando al posto di quell’astronave scintillante pronta a partire per gli spazi infiniti, vi siete resi conto di avere in mano un pezzo di latta o di plastica o quello che è. Ieri all’improvviso ho visto intorno a me solo stracci, stracci e stracci.

Avevano ragione i nostri vecchi a dire che bisognava avere pochi capi ma di alta qualità. Veramente lo diceva sempre Stelio.

Bisogna amare con qualità, creare spazi appositi per farlo e non chiedere all’amore quello che non può dare, diceva Tenco.

Bisogna mangiare con qualità, creare appositi spazi per farlo per bene con cose buone.

Bisogna viaggiare con parsimonia e visitare solo luoghi belli.

Scegliere i giusti film

Dosare le forze al lavoro

Tornare a casa la sera quando fa freddo

Leggere dei buoni libri.

Sì. sì: ho 50 anni.

E non voglio morire.

Annunci

4 commenti

  1. angelo ha detto:

    Splendido. Punto.

    Liked by 1 persona

  2. Renato ha detto:

    50 anni. Di qualità.
    Ciao Betta, un abbraccio

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Informativa sui cookie

Questo blog potrebbe utilizzare cookie di terze parti di cui l’autore non è responsabile. Per maggiori informazioni sulla gestione dei cookie, vai alla pagina PRIVACY di questo blog. Lascia questo sito se non sei d’accordo o clicca su OK, qui in basso a destra, per proseguire la navigazione

►OK◄