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Sanremo 2018. Un gancio in mezzo al cielo?

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POST PER QUELLI CHE SI OCCUPANO DI MUSICA COME ME.

Beh lo dico subito che il mio personale bilancio sul Sanremo 2018 è positivo. E siccome non accade mai e il Direttore Artistico di quest’anno è un artista che per me musicalmente ha sempre rappresentato “il male” (con la emme minuscola però), due parole proprio mi va di spenderle. Sono considerazioni varie per le quali sto cercando una sintesi. Vediamo dove riesco ad arrivare.

Parto forse da Flavia e dai nostri fratelli maggiori che sentivano i Genesis e i Pink Floyd. Come potevamo quindi amare Claudio Baglioni? Flavia ed io siamo amiche da sempre ed eravamo compagne di Liceo. E per noi la musica era importante. Quando io ero ragazza la musica che si ascoltava ci divideva. Io non frequentavo quelli che ascoltavano Claudio Baglioni. Questa cosa mi fa ridere fino alle lacrime, soprattutto se penso che a malapena sopportavo i cantautori italiani. Però è interessante aver condiviso questo pensiero l’altro giorno con Flavia a Milano. Dove eravamo per vedere uno spettacolo teatrale, peraltro bellissimo. E quindi è stato davvero surreale entrare in albergo dopo tanta bellezza e trovarsi all’improvviso di fronte a una specie di Karaoke con Nek, Max Pezzali, Baglioni e Renga a cantare l’ennesima canzone appasserottata del Nostro. La faccia della mia amica era fantastica. Per non parlare di quando hanno fatto risentire degli stralci delle tre canzoni in gara per la vittoria (“Ma sono bruttissime Bettona! Ma perché vincono?”) e infine si è dovuta anche cibare “La Canzone intelligente” trasformata Nella Canzone Demente.

Sì. Ci sono stati dei momenti trash in questo Sanremo. E probabilmente me ne sono persi un bel po’, perché non l’ho visto tutto e alcune cose le ho recuperate i giorni successivi e ho fatto un po’ tutto a pezzi e a bocconi. Ma credo di aver visto abbastanza per formulare un timido parere.

Innanzitutto nel valutare il trash. Sarà difficile dimenticare quel momento straziante delle “donne che cantavano le canzoni sulle donne”. Se non l’avete visto fatevi coraggio, ingoiate una pasticca per restare calme, amiche, e cercatelo. In quel momento le tombe delle suffraggette hanno avuto un movimento sussultorio fortissimo e terribile. Anni di battaglie femminili annegate in una macedonia lasciva e ributtante che neanche le uscite serali delle casalinghe l’8 marzo negli anni 80 hanno mai saputo eguagliare. E come poter dimenticare il Volo? Il Volo che ha dimostrato in maniera così plateale di non aver capito una beneamata di chi era Sergio Endrigo? E questi sono solo esempi di certi momenti bassissimi di questo Festival. O anche certe sciocchezze, come cercar di fare umorismo inglese senza essere inglesi e senza avere una platea inglese.

E però: Sanremo è uno spettacolo televisivo, una specie di evento che si ripete ogni anno come il Carnevale. È una festa laica che in molti aspettano, per criticarlo, per cantarlo tutti insieme con gli amici, tra pizzette e fiaschi di vino – e qui lo dico ad alcuni artisti: se pensate di fare spettacoli con le canzoni di Sanremo, sappiate che chi vi starà di fronte ad ascoltare, canterà sempre a squarciagola in un ululato liberatorio: siate pronti ad accettarlo o lasciate perdere – per dire che non lo vedranno, per indignarsi con la Rai, per ripartire con le polemiche; fa tutto parte del gioco. È un evento popolare e come tale un po’ di trash ci sta. E questa volta, dopo anni e anni e anni, non è stato volgare. Non coscia al vento, non farfallina, non doppi sensi da adolescenti appena usciti dalla parrocchia che cercano di non farsi sentire dal prete, non volgarità gratuite, mani sul pacco, tette al vento. Invece abbiamo avuto di fronte tre professionisti, una presentatrice che sa fare il suo mestiere, un attore che ci ha regalato i momenti più belli del Festival al di là della musica – indimenticabile quello che ha fatto l’ultima sera con quella lettera dello Straniero. Ha fatto molto di più lui – e anche Mirkoeilcane – per far comprendere alle persone, per creare empatia con l’evento tragico che è una migrazione, di tanta inutile retorica politica in un paese travolto dall’egoismo, dalla paura e dai fascismi – e un Direttore Artistico finalmente degno di questo nome.

Certo: Claudio Baglioni ha fatto spettacolo cantando e facendo cantare a tutti gli ospiti le sue canzoni. Ma era questo che la gente voleva da casa. Le ho viste le mie amiche – e anche i miei amici – appasserottarsi tutti insieme a squarciagola e poco importa che a me non piacciano quelle canzoni. Io non le ho cantate solo per far scena anche io. Sanremo è un rito collettivo. Anche la Sala Stampa dell’Ariston è una specie di rito collettivo e tutti cantano e saltano insieme. Accade perché questo è Sanremo. C’è chi grida: Basta e chi ci prende gusto. Ha fatto benissimo a fare così anche se l’anno prossimo – se resta – dovrà inventare una cosa nuova. Sarà in grado?

Intanto però gli va riconosciuto che è stato in grado di scegliere le canzoni. Alcune erano orribili, a partire da quella che ha vinto, grondante di retorica e pure un autoplagio. Una canzone che non regala nulla se non un coraggio a chi già ce l’ha. Ma quella canzone funziona radiofonicamente. E anche “Si può dare di più” non era una canzone sensata. Eppure vinse. Ci sta. Sono operazioni a tavolino. E se Fabrizio Moro ha il suo percorso, io mi auguro che Ermal Meta riprenda subito il suo. È bravo. Può fare cose belle. E sue. E poi Annalisa. Il pezzo non mi diceva granché. Ma che voce, che forza, che potenza. Non mancavano quindi i talent, ma per la prima volta dopo tanti anni a queste realtà è stato dato uno spazio contenuto, come era giusto che fosse. Ed è stato invece dato spazio a della musica indipendente, anche se poi lo Stato Sociale ha presentato una canzone da quinta elementare. Però funziona eh. E poi si sa che a Sanremo non vince sempre la migliore. Ma in questo Sanremo abbiamo avuto la canzone di Ron, bellissima. Era di Lucio Dalla? Mi piace vincere facile? Può darsi. Ma la canzone di Diodato e Roy Paci secondo voi ci sarebbe stata con Carlo Conti? E quella di Avitabile e Servillo? E la tanta eleganza di Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico? Per non parlare della bellezza di alcuni duetti.

Insomma, ragazzi, dopo anni a Sanremo c’era la Canzone. Pop, all’italiana, che tanto ci ha fatto cantare. E anche sognare. Quella che gira intorno. A me Claudio Baglioni non piace come cantante, lui le magliette i passerotti e sto cavolo de gancio in mezzo al cielo che è tutta la vita che non capisco come faccia a reggersi. Ma è un ottimo direttore artistico, di musica ci capisce davvero, e di autori. E se vuole può anche migliorare nelle scelte. Io per una volta tifo per Claudio Baglioni. Ma al gancio non mi ci appendo. Eh. Ci ho paura.

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8 commenti

  1. fede ha detto:

    Il festival, come tutta la musica italiana si sta trashizzando, più scadenti i testi e soprattutto le partiture, però, tutto sommato, in una tv che si sta a sua volta trashizzando, è stato uno spettacolo piacevole, fatto da fuoriclasse piacevoli.

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  2. analfabit ha detto:

    P.S.: non ho capito: ma Baglioni si è fatto il lifting o sta invecchiando così?

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  3. analfabit ha detto:

    Brava Manola! Evviva Vasco! Non ce l’ho fatta, quest’anno. Leggo i commenti, ma proprio ho preferito l’ultimo dei telefilm imparati a mente. Qualcosa in quel mondo mi ha stufato. Sono anni, dal 2007, che aspetto qualcosa: ora non aspetto più.

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  4. Ester amico ha detto:

    Anche se non mi occupo di musica per mestiere e non ho potuto seguire il festival ho capito che SI PUÒ FARE DI PIÙ ma tutto sommato non è andata male.
    È mancata la volgarità,con tutto il contorno di doppi sensi e ammiccamenti vari al pubblico guardone?Meno male,era ora.
    Per i giudizi critici mi rimetto a quelli del mestiere,contando sulla loro onestà e professionalità.
    Favino l’ho sentito.Bravissimo!Poi guarderò il resto.

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  5. Manola ha detto:

    premessa guardato solo l’ultima mezzora dell’ultimo giorno ,non posso quindi giudicare canzoni ne altro ,però posso dire Baglioni non mi ha mai preso come cantante e perciò concordo sul tuo scritto .
    ps: a me piace Vasco , me lo immagino un Saremo con direttore Vasco 😀 😀

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