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I PROFESSORI CHE CONTANO ZERO

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Post lungo. Sulle elezioni.

Ieri sera una persona – per la quale tra l’altro provo simpatia e rispetto – ha risposto stizzita a una serie di commenti ad un mio post che attaccava Renzi. Evidentemente questa persona è stata sostenitrice del Padroncino della Leopolda fino all’ultimo. Un fedelissimo. E ha sofferto nel veder attaccato il suo beniamino. La cosa che mi ha colpito molto è il modo in cui ha attaccato. Le parole scelte. Che denotano in realtà un eccesso di astio nei confronti degli altri. Non del pensiero degli altri. Ma proprio degli altri. E anche un modo antico di ragionare sul potere. Senza volerlo questa persona ha diviso il mondo tra sudditi e sovrani. Noi siamo i sudditi ovviamente. Si è forse dimenticato che se così è vale anche per lui. Ha detto: “quanti professori! Peccato che contate zero!”

Ma certo. Noi tutti contiamo zero. E ne siamo consapevoli. In qualche modo lo abbiamo anche scelto.

Contare zero non significa essere zero. E comunque Zero conta più di Uno. E Quando siamo zero, zero vale sempre zero. Mentre uno non vale uno. Non vale mai uno. Perché se cominciamo davvero a contare, allora devono valere competenze capacità e prestazioni. È un principio di responsabilità. Semplice e chiaro. E quindi, cara persona che ci ricordi che siamo zero, noi ti rispondiamo che lo siamo davvero. Con consapevolezza. Perché siamo cittadini. E i cittadini parlano, discutono, si arrabbiano, scendono in piazza, sbagliano, si accapigliano, sbraitano, a volte sparano cazzate, a volte ascoltano. A volte, per dirla con de Gregori, sanno benissimo cosa fare. Si chiama democrazia. Continueremo a fare i professori da bar. A litigare. A pensarla diversamente.

Ma poi succede che lo Zero vuole diventare uno. Può farlo, sia chiaro. Ma come si diceva prima, lo deve fare con responsabilità e consapevolezza di essere davvero all’altezza. Rivoltarsi contro decisioni inique è doveroso; così come indignarsi per corruzione e ruberie. Arrabbiarsi poi per l’incapacità è sacrosanto. Che non vi arrabbiate se vi montano male un elettrodomestico? Che avete pagato? Ma il punto è: se non siete capaci, lo fate voi? Se il vestito che avete fatto fare dal sarto è tagliato male, ve lo sistemate da soli senza aver mai messo mano a una cucitrice?

Questo è l’altro fatto che a volte non bisognerebbe dimenticare quando siamo zero. Il fatto è il comprendere che si possono anche vincere le elezioni quando ci si arrabbia ma poi a governare bisogna saperlo fare.

Ieri, parlando del movimento cinque stelle, un signore che non conosco (e che come me non ha votato Di Maio) ha detto che non bisogna necessariamente saper far tutto e giudicare tutto. E che lui, essendo laureato in scienze politiche, non ha mai pensato di fare il

Deputato per questo. Allo stesso modo e seguendo lo stesso ragionamento gli ho ribadito – da collega – che pure io laureata in scienze politiche non mi sono mai sognata di fare la deputata. Proprio perché so cosa significa.

Ora i grillini non sono più quello che erano cinque anni fa. Hanno un po’ più di esperienza. Hanno fatto i loro errori e sono in fase ancora di crescita. Di entusiasmo. Sono sincera: mi ha fatto tenerezza di Maio l’altro giorno. Sembrava un bambino colmo di felicità.

Qualcuno dice che io sia – zero nello zero – prevenuta e invasata nei confronti del movimento. No. E perché dovrei? A me cosa cambia? Io zero nello zero. Semplicemente so -perché le vedo – che ci sono cose che non vanno bene all’origine. Piano piano il

Movimento si sta istituzionalizzando come partito. Deve farlo perché è nell’ordine naturale delle cose. Ma resta il fatto che per fare politica bisogna sapere che uno non equivale a uno se non nei diritti base. Che la democrazia si basa sulla rappresentanza nazionale e non sul mandato imperativo. Che l’avversario non è il nemico ma semplicemente uno che la pensa diversamente. Che bisogna avere un programma lucido e che la politica è l’arte della mediazione, anche se poi questo ti fa perdere consensi. E che esiste un pensiero di destra e uno di sinistra. Economicamente, civilmente, socialmente. E questo conta meno quando si urla ma molto quando si decide. Io conosco molte persone che votano cinque stelle anche tra i miei cari. Hanno tutta la mia comprensione. Fossi stata giovane forse lo avrei votato anche io. Quando sei giovane si è per il

Movimento a prescindere. Si ha l’anima – se non le idee – futurista. Io votai Democrazia Proletaria la prima volta perché il PSI era occupato da Craxi e compagnia e io da socialista volevo l’onestà (senza acca finale) e il PCI mi pareva un elefante in cammino verso il cimitero apposito. Quindi io li capisco quelli che hanno votato Movimento Cinque stelle. Ma – così come è accaduto a Roma – non mi sento di prendermi in giro da sola. E so che gli uomini politici non li tengono nel magazzino dei panni sporchi e ogni tanto ne tirano fuori uno non lavato che puzza. Siamo noi come società ad avere un problema con l’onestà, i diritti, la corruzione, la scorciatoia. E come dimostrano certe misere vicende come i bonifici tarocchi riguarda tutti. L’onestà si rifonda a casa, nelle scuole, nei servizi pubblici, nelle letture, nelle mentalità. E non fondando partiti. L’onestà non è un ideale. È un valore base di un Paese civile. A noi manca alla base questo, un po’ a tutti. Allo zero e all’uno.

Però ora come si dice a Roma spero che ci toglieremo la sete col prosciutto.

Meglio loro – sia chiaro e lo dico a pugni chiusi – con l’appoggio esterno di chi avrà L’onestà di farceli provare (ma non scordiamo che loro non lo permisero ad altri) che Salvini.

Perché Salvini rappresenta una svolta verso l’ignoto, del razzismo, dell’egoismo popolare, del fascismo di ritorno. Che lui lo voglia o meno.

E allora – e con questo concludo – torniamo a noi che contiamo zero e a Renzi, che ora conta meno di zero ma non lo accetta.

Ieri Renzi ha dimostrato di essere quello che si vedeva da subito. E non ci nascondiamo dietro agli inganni. Lui, la sua arroganza, i suoi modi da bullo, il suo dare la colpa agli altri erano chiari sin dall’inizio. E piaceva proprio per questo. Altra scorciatoia. Stavolta da sinistra: “io voglio vincere e mi metto dietro a uno che ha l’arroganza e la furbizia per vincere”.

E ci siamo tolti la sete col prosciutto. Che non basta vincere una mezza volta sull’onda di un entusiasmo. Poi devi essere onesto. Renzi ha perso con i suoi modi spregiudicati che hanno disgustato subito una fetta di elettorato. Ha sgomentato per l’arroganza con cui ha tentato di cambiare la costituzione da solo, cieco di potere e di vanità. Ha spostato a destra un partito di sinistra con riforme raccapriccianti e mal funzionanti. Dimentico del bene non solo del paese ma anche della sinistra italiana e dei valori che la stessa porta, ha scelto fino all’ultimo per l’annientamento. Come il

Generale Custer che portò a morte sicura i suoi uomini.

E ieri Renzi nel sommo dell’arroganza ha attaccato tutti, dal Quirinale ai compagni di partito, fino ai cittadini che hanno bocciato la

Sua Costituzione. Tutti. Tranne se stesso.

E dice pure che se ne andrà ma dopo aver dettato l’agenda politica dell’intero Paese compreso il Presidente della Repubblica. Invece di fare un passo indietro per il bene di tutti.

Il pallone è mio e se mi fate giocare in porta me ne vado e lo porto via.

Il pallone però non è tuo. E lo so che è dura tornare ad essere Zero.

Però per noi che lo siamo continua ad essere una buona posizione da cui guardare.

Anche noi però dobbiamo guardare davvero. E non tifare.

Il bene del Paese è una cosa seria. Riguarda tutti. Anche quelli come i ragazzi di Potere al Popolo che gridavano felici slogan di giubilo per un misero uno e niente nel loro Quartier Generale. Felici, mentre non esiste più una sinistra rappresentata davvero in Parlamento e fuori. Felici mentre monta la marea nera e putrida del fascismo degli anni dieci. Quasi venti.

Quando la facciamo finita con questo gioco?

Siamo zero. Ma l’altra faccia dello zero è l’infinito. Perché vi accontentate di essere uno virgola uno?

Damose da fa.

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2 commenti

  1. Gatto Atlantico ha detto:

    Per quel che vale (zero) me ne ero accorta anche io. E penso non solo noi due. Vediamo ora cosa succede

    Mi piace

  2. my3place ha detto:

    Belle, anche se amare, riflessioni.
    Devo confessarti che non ho mai pensato di essere uno zero, anzi ero convinto di avere un valore negativo, tipo meno uno o, peggio ancora, la radice quadrata di meno uno.
    Lo zero invece è importante, e se si mette assieme ad altri zeri può sollevare qualsiasi cosa fino a vette inimmaginabili.
    Comunque da neopromosso zero mi va di togliermi una piccola sodisfazione, quella di aver indicato come perniciosa la deriva renziana del PD già nel 2014.
    In un mio vecchio post espressi chiaramente i motivi che mi rendevano impossibile adeguarmi idealmente alla proposta di nuova sinistra (o alla sinistra proposta) uscita dalla Leopolda di quell’anno, ma non contestando, come si dovrebbe, dati e programmi, bensì analizzando l’imprinting mediatico che passava nei messaggi “democratici”.
    Come Žižek insegna, sono i dettagli apparentemente banali e innocui a determinare l’incisività di un’azione mediatica, la sua capacità di insinuarsi per trasmettere in maniera più o meno subliminale il vero messaggio, la pillola avvelenata.
    Nella narrazione renziana dell’epoca mi avvidi appunto di quanto questa fosse pericolosa, per il PD, per la sinistra, per noi tutti, o almeno per quelli che alla giustizia sociale ci tengono ancora (ma sul serio, non solamente in chiesa, sia pure questa una chiesa laica.)
    Ahoj

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