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LUCIDA FOLLIA

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Non trovo più quelle parole che ho trovato per anni in questi anni senza Stelio che è stato come è stato trovare una nuova voce dei nuovi occhi

Vedevo cose le trasformavo le dipingevo le immaginavo

Ora sono stanca e torno a vedere la punta dei miei piedi.

Però sono belli i miei piedi specie quando ci metto lo smalto e uso sandali colorati. Camminano bene e sulla strada risaltano.

Ho simpatia per le mie estremità. Dal ginocchio in giù dal gomito in giù.

Esistono il pensiero l’azione l’ingiustizia e la stupidità.

E anche certe paure e certe solitudini inaspettate.

Poi però ci sta mamma quando ride di se stessa e Mauro e Leonardo e poi Giorgio e i suoi progetti.

Io non so dove mi colloco però ho degli anelli da urlo e ora comincio anche ad avere una collezione di bracciali che sono davvero chic.

Anche sulle borse, amici, beh, ho molto da dire.

Ogni tanto mi esce una lacrima poi mi metto a scrivere a condividere

La solitudine dicevo

Quella che mi faceva attraversare carponi i corridoi che avrò avuto un anno forse ma io me lo ricordo magari era anche meno.

Mi manca quel corridoio con quella mattonella per sempre rotta davanti camera di mamma e la pendola che aveva comprato papà anche se non serviva a molto

Che il tempo non serve a molto se non a farci sentire vecchi e male e arrabbiati

Ci sono dei giorni come questa notte in cui tutte le cicatrici dell’anima pulsano e fanno male

Fanno una curiosa geografia, mari fiumi montagne e piccoli avvallamenti

Si arrossano ogni tanto.

Non li controllo più molto e poi ho fame.

Sono nata sola ma mi piace. Essere soli è una bella condizione dell’anima anche quando sei confusa e scopri cose nuove

Come l’impossibilità del perdono a chi fa male

Agli stupidi

Ai crudeli

Ai razzisti

Ai menefreghisti

Agli ipocriti.

Mi vesto di nero perché l’anima è punk ma mi circondo da sempre di colori. Ora intorno a me vedo il giallo il verde l’arancione il rosa e il mix di frutta secca.

Non sto molto bene ragazzi. E saprei anche attribuire a misura le responsabilità.

E poi all’improvviso mi sento felice come non mai.

Come quando da ragazza mi mettevo seduta sul muretto di casa a Sant’Angelo e mi fissavo a guardare la macchia.

Tra il verde meraviglioso della mia montagna c’era un vuoto, un nero, una non macchia. E dentro quattro alberi.

La macchia ha richiuso il buco intanto.

Ma io continuo a sentirlo nel cuore: non fa male: è da dove respiro la vita ogni giorno, è lo sguardo al futuro, alla speranza

Al gioco

Ai miei piedi laccati.

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