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Sette e quaranta


Questo divertente fatto che ho un treno che parte alle sette e quaranta…

Pensavo alla canzone. Cosa racconta la canzone? Di uno psicopatico che caccia da casa la compagna (mi sa che stanno in vacanza o hanno due case vaacapì) e la mette su un treno. A parte che lei poteva reagire e dirgli: “a nenooo ma vattene te io me vado a fa na birra… “ ma si sa che le canzoni sono maschiliste.

Dopo di che sto disturbato mentale dopo due minuti ci ripensa e invece di fare quello che avrebbe dovuto fare e cioè andare con la macchina alla stazione successiva (“molta più gente di quando partiva”… ah no quella è un’altra canzone) piglia un aereo per arrivare prima e farsi trovare a casa in anticipo così lei lo trova. E in valigia ci mette pure un fiore (tirchio: prendi almeno un mazzo) così sai come lo ritira fuori? Vabbè gli uomini non sono pratici.

Io mi sono sempre chiesta lei come l’abbia presa.

Perché il punto è lì. Lei ha reagito come in una trasmissione televisiva di canale cinque? DI Maria? Ha aperto o chiuso la busta?

L’amore ha bisogno di platee di scritte sui muri di proclami di scene madri? Sì ti odio no ti amo?

Sei una brutta persona, sei una zoccola sei un demente sei un porco un ricchione e poi dopo due ore: amore mio dolcissimo non ho amato altri che te?

Davvero questo è amore amore quello vero? (Un’altra canzone ancora)

Quando ero adolescente e molto giovane – età in cui certe cose succedono di più perché si è giovani insicuri con gli ormoni a palla – diffidavo delle scene madri tra fidanzati. Alla mia epoca andavano le fedine (ohibò) e i peluche con scritto ti amo e poi liti furibonde perché uno aveva scambiato una penna col compagno di banco.

Io queste cose le ho sempre odiate. Odiavo pure quelli dei collettivi politici. Andavi a discutere con loro e parlavano per slogan. Poi lo vedi che Facebook non si è inventato niente?

Sono sempre quindi forse stata poco appassionata. Troppo razionale.

Probabile.

Però io penso che se non esiste il rispetto e la capacità VERA di chiedere scusa assumendosi la responsabilità delle proprie azioni e che a ogni azione corrisponde reazione allora non esiste amore.

Il perdono è importante ma uno che ti offende poi non può venire a dettare anche i tempi e i modi del tuo perdono come il protagonista di sette e quaranta.

Una volta mi è capitato, un po’ di tempo fa (ma comunque dopo la morte di Stelio e in epoca di telefonini) di avere una relazione con un tale che ogni volta che partivo (e come ora succedeva spesso) sembrava sempre contento. Poi però per una ragione o un’altra riusciva sempre a intossicarmi il viaggio. Di solito al ritorno. Le mie amiche con cui magari partivo restavano basìte e mi dicevano: mollalo. Io però poi trovavo giustificazioni. Comunque una volta superò se stesso. Per messaggio senza una ragione apparente (i miei messaggi erano innocui e stavamo cercando di accordarci per vederci il

Giorno dopo) mi imbruttì prendendomi a cattive parole e dicendomi che era tutto finito e poi delirò con frasi del tipo: ti libero di me eccetera. Io raramente mi sono incazzata tanto. Pareva un libro di Kafka. Dopo manco due ore passo indietro: dopo l’insulto gratuito il grande amore. Io gli dissi che il grande amore se lo poteva incartare e mettere in saccoccia. E lui: io lo so che la tua testa parla così e non il tuo cuore. E io: no guarda non so’ mai annati tanto d’accordo. Poi mi fa: va bene; io ti aspetterò domani mattina alle dieci in un posto (che ora non dirò) e se ci sarai bene sennò me ne farò una ragione.

Nun venì

Io verrò ma tu fai quello che vorrai

Lassa perde nun venì

Verrò

Nun venì

Verrò

E vabbè fa come te pare.

Me sta ancora a aspettà.

Presto prestoooo presto prestoooo presto presto

Vaiiiiiiiiiii

🤪

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