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Monthly Archives: ottobre 2018

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Comodi e scomodi


Comodissimo prendere la proprio realtà e sistemarla intorno ad una finzione. Ad eliminare il non visto che ci urla dentro. Comodo far sparire i rumori molesti degli sbagli, delle cattiverie che non dovevamo fare, della coscienza che ci dice: così non vorresti fosse fatto a te.

Comodo è poi dare la colpa agli altri, individuare un nemico purché sia e farla pagare ad amici conoscenti amanti figli perché non ci riconosciamo allo specchio.

Comodo quando ci mascheriamo, barba, baffi finti, smussiamo gli angoli, lecchiamo ferite (non solo quelle a volta), raccontiamo favole storte. A noi stessi e agli altri.

Comodo diffamare, molestare, incespicare sui nostri dolori, attribuirli alla mala sorte, agli altri. Faceva caldo faceva freddo non ero io o era un parente lontano che mi somiglia ma solo di profilo.

Scomodo è chiamare le cose col loro nome, il dolore soprattutto.

Scomodo smettere di autocommiserarci.

Scomodo ammettere di aver sbagliato.

Scomodo dirlo ad alta voce.

Scomodo interrogarsi sul perché delle nostre azioni.

Scomodo indagare sugli angoli polverosi della coscienza, quelli che copri col tappeto ma che sai che ti aspettano col folletto da una vita.

Allora perché ho scelto di essere scomoda? chi me lo fa fare?

Perché mi chiedo, i comodi non si rompono i coglioni a guardare invecchiare la stessa immagine di sé?

A stare lì, sicuri e tetragoni nella loro espressione fissa di giusti infallibili e quando fallibili perché perseguitati?

Io mi annoio.

E per dirla con Pasolini (che il Poeta mi perdoni)

“Pari, sempre pari con l’inespresso all’origine di quello che io sono”

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Sì Viaggiare


Quando qualcuno mi chiede: “come stai?” Io non riesco mai bene a spiegare. Non basta dire bene a volte. Soprattutto dopo aver attraversato la fatica e la complessità degli ultimi due anni della mia vita. Ero così stanca dagli strappi al motore, dal filtro intasato, che non riuscivo più nemmeno a sentire nulla. Ero lì imbambolata come il pugile al tappeto. Una volta – ricordo che era in gennaio – lo dissi alla persona con cui mi accompagnavo in quel periodo, cercando quell’aiuto che non sapeva darmi evidentemente.

E mi rispose: “e perché lo dici a me?”

Lo racconto serenamente. Anche perché questo non è un post sentimentale ma esistenziale. Parla di vita nel suo insieme. Quando finii al pronto soccorso con 200 di pressione e mi hanno portato a fare la tac in testa mi ricordo di aver pensato: se la sfango e non ho un ictus in corso, da domani cambia tutto. E così è stato. Ma quando cambi tutto, rimetti anche tutto in discussione. Diminuisci, diminuisci, diminuisci: cose, situazioni, persone. Cibo.

Tutto cambia. Alla fine gli dai un nome a tutto questo: è la crisi di mezza età. A chi tocca ‘n se ‘ngrugna.

Tocca a tutti.

Non accetti il fisico che cambia il cibo che non puoi mangiare i capelli che non stanno più in nessun modo e meno male che li copri di colore i tuoi meravigliosi capelli neri, che erano la tua forza e la tua bellezza come diceva Claudia, perché ora sono tutti inesorabilmente bianchi. Un bianco bello e lucido come quello di Nonno Giulio. Ma sempre bianchi sono. E allora la verità è che nessuno accetta di dover attraversare quella porta che ti fa andare di là, mentre i tuoi ormoni impazziscono.

Per questo stai male.

E diventi piagnona.

A un certo punto però succede qualcosa.

Dopo tutta quella fatica quella porta la traversi e ti accorgi che è tutto più bello e sereno. L’ansia sparisce. Le paure vanno e vengono. Ti arrabbi e ci resti male lo stesso ma ti dura il battito di una ciglia. Segui la linea di minore resistenza e non eviti le buche più dure solo perché vivi a Roma. Ma a me che me frega? Io manco guido.

Scopri che non hai bisogno della blefaro plastica (si chiama così?) perché l’hai fatta al cuore. È il cuore ora a sembrare più giovane.

E tu riprendi a viaggiare dolcemente senza strappi al motore.

E quindi stamani ho pensato che questa canzone mi rappresenta alla perfezione. In ogni suo passaggio. E: attenzione! non solo per le parole, ma anche per l’intro musicale e il darondiro centrale. Quello soprattutto.

Ve lo consiglio!

P.S. Per i capelli ho risolto così: li faccio più corti così quando li asciugo da me restano gonfi e vaporosi. Basta poco. Che ce vò?

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