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Sì Viaggiare

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Quando qualcuno mi chiede: “come stai?” Io non riesco mai bene a spiegare. Non basta dire bene a volte. Soprattutto dopo aver attraversato la fatica e la complessità degli ultimi due anni della mia vita. Ero così stanca dagli strappi al motore, dal filtro intasato, che non riuscivo più nemmeno a sentire nulla. Ero lì imbambolata come il pugile al tappeto. Una volta – ricordo che era in gennaio – lo dissi alla persona con cui mi accompagnavo in quel periodo, cercando quell’aiuto che non sapeva darmi evidentemente.

E mi rispose: “e perché lo dici a me?”

Lo racconto serenamente. Anche perché questo non è un post sentimentale ma esistenziale. Parla di vita nel suo insieme. Quando finii al pronto soccorso con 200 di pressione e mi hanno portato a fare la tac in testa mi ricordo di aver pensato: se la sfango e non ho un ictus in corso, da domani cambia tutto. E così è stato. Ma quando cambi tutto, rimetti anche tutto in discussione. Diminuisci, diminuisci, diminuisci: cose, situazioni, persone. Cibo.

Tutto cambia. Alla fine gli dai un nome a tutto questo: è la crisi di mezza età. A chi tocca ‘n se ‘ngrugna.

Tocca a tutti.

Non accetti il fisico che cambia il cibo che non puoi mangiare i capelli che non stanno più in nessun modo e meno male che li copri di colore i tuoi meravigliosi capelli neri, che erano la tua forza e la tua bellezza come diceva Claudia, perché ora sono tutti inesorabilmente bianchi. Un bianco bello e lucido come quello di Nonno Giulio. Ma sempre bianchi sono. E allora la verità è che nessuno accetta di dover attraversare quella porta che ti fa andare di là, mentre i tuoi ormoni impazziscono.

Per questo stai male.

E diventi piagnona.

A un certo punto però succede qualcosa.

Dopo tutta quella fatica quella porta la traversi e ti accorgi che è tutto più bello e sereno. L’ansia sparisce. Le paure vanno e vengono. Ti arrabbi e ci resti male lo stesso ma ti dura il battito di una ciglia. Segui la linea di minore resistenza e non eviti le buche più dure solo perché vivi a Roma. Ma a me che me frega? Io manco guido.

Scopri che non hai bisogno della blefaro plastica (si chiama così?) perché l’hai fatta al cuore. È il cuore ora a sembrare più giovane.

E tu riprendi a viaggiare dolcemente senza strappi al motore.

E quindi stamani ho pensato che questa canzone mi rappresenta alla perfezione. In ogni suo passaggio. E: attenzione! non solo per le parole, ma anche per l’intro musicale e il darondiro centrale. Quello soprattutto.

Ve lo consiglio!

P.S. Per i capelli ho risolto così: li faccio più corti così quando li asciugo da me restano gonfi e vaporosi. Basta poco. Che ce vò?

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