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La commozione del Buongiorno

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È vero che sono i piccoli acciacchi a farti capire del tempo che passa. Prima i capelli bianchi, poi le rughe di espressione, magari la perdita di una certa freschezza negli occhi. Finisce che quando ti infili le collant devi sederti e che a volte, certe sere, ti sembra di sentire la presenza di ogni piccolo ossetto dentro di te.

Ma finché ne ridi saranno i mille gesti quotidiani a non invecchiarti. Oggi per esempio ho comprato un album di figurine solo per me e non mi sento affatto puerile. Ogni gesto antico, le parole crociate, i pennarelli, le cartine geografiche scolastiche … è tutto cuore e allegria. È leggerezza. È giovinezza.

La commozione no.

Almeno per me, che ero un sergente di ferro. La commozione no. La commozione è proprio il segno di maturità che fa l’occhiolino all’anzianità.

Ebbene sì, io mi commuovo. Mi commuovo nel rivedere certi film che ho amato senza piangere; mi commuovo per loro ma anche per il ricordo di me mentre li guardavo un tempo. Se penso a certi libri mi commuovo a ripensare a me mentre li scopro, mentre mi dicevano cose che già erano in me. Mentre rispondevano alle mie domande.

Figuriamoci la commozione quando incontro le persone della mia vita. Sono state tante, multiformi, colorate, di tutte le età, di tutte le idee. Di tutti gli amori.

Mi hanno dato tanto. Di esperienze, di pianto, di riso di gioia e dolore, di idee, di mutazioni, di suggerimenti di via di vita e di calore.

D’amore, di gratitudine, di bugie, di disprezzo, di attesa, di stima, di rispetto, di onde e montagne e città.

Mi è stato dato tanto. Ho dato tanto. Ho scelto. Il bilancio è positivo. Nella qualità e nella quantità. Ho avuto delle delusioni cocenti da alcuni. Ma sono stati davvero pochi

Ebbene.

Ho avuto due occasioni di recente per incontrare tanto passato. Una davvero dolorosa. L’altra davvero gioiosa e piena di affacci al futuro. In entrambi i casi mi sono commossa e sono andata anche in confusione. Talmente tante le emozioni da non saperle gestire.

Proprio come i vecchi.

O forse proprio come Stelio che era più grande di me, e che aveva la mia età di oggi quando si commuoveva perché nella Maschera di Ferro cinematografica muore D’Artagnan.

Non mi dispiace. Perché alla fine di tutto questo sono giunta alla conclusione che questa commozione dipende tutta dall’aver compreso l’importanza del “Buongiorno”.

Sì. Del dirlo.

C’è una persona a cui voglio un bene infinito che attraversa un momento particolare. Di passaggio potremmo dire. E lui l’altro giorno mi ha detto che leggere il mio blog a volte gli dà degli spunti.

Si tratta di una persona fantastica. E ha doti straordinarie; come prima cosa lui dice sempre “Buongiorno.”

Buongiorno.

Come è importante dire buongiorno. Augurare con il sorriso all’altro che il suo giorno sia buono davvero. Senza voler niente in cambio. Come gesto altruista. E siano belle le ore.

Quante cose ti danno le persone care, quante cose ti fanno capire dentro. Quante cose ti regalano.

Che il tuo giorno sia sempre felice mi dice sempre questa persona. Che il tuo giorno sia sempre felice io dico a lui.

E mi commuovo.

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