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L’elaborazione del lutto

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Ieri sera ho incontrato una persona che viene dall’alta Italia. Una persona a cui tengo molto anche se in teoria ci conosciamo poco. Dico in teoria, perché a volte lo spirito interiore che pur abbiamo si riconosce senza fare troppe storie. E poi – lo sappiamo – che il tempo non esiste. Così, parlando, mi ha detto come ogni volta delle cose molto belle. Anche cose di dolore e di fatica. Ma belle. Ne ha dette anche su di me di molto belle ma non ne voglio tener conto perché giustamente il giorno di Pasqua una mia amica carissima mi ha fatto notare tutte le insidie di quando ci si compiace troppo per gli apprezzamenti e i complimenti. Si rischia di non riconoscere più chi invece solo ti adula per aver altro in cambio. Per rubare quello che non gli appartiene. Così quelle sue belle parole me le tengo per me. Mi ha anche detto però che mi vede scrivere meno, della vita, di me.
Io lo so perché. Io so scrivere quando riesco a far quadrare le cose, quando le cose prendono il loro giusto posto nella mia vita. E diventano una delle tante vite che ho attraversato.
Così io so che sto attraversando una fase di lutto. Sto elaborando, vedo proprio sempre più vicina la luce in fondo al tunnel, che peraltro si è fatto già da molto tempo meno buio, meno umido e senza sorci e altri brutti animali intorno. Ma ancora sono dentro e quindi ho da fare. A volte rallento, a volte faccio qualche piccolo passo indietro, a volte mi affatico a far comprendere alle persone che pur mi vogliono bene che non devono spiegarmi la strada: la conosco. E che quello che chiedo è solo un poco di pazienza.
Ma ci si chiederà: quale lutto?
Si perdono le persone, si perdono le cose. Si perde la fiducia.
Io sto elaborando un lutto gravissimo. Quello della DELUSIONE.
Lo dicevo proprio a quella persona ieri. Anzi. Lo dicevamo insieme.
La delusione verso alcune persone. Delusioni molto molto gravi in qualche caso. Almeno in uno.
Delusione verso me stessa, per non aver capito.
Delusione verso la mia arroganza, che mi ha fatto pensare di star facendo del bene a qualcuno, mentre in realtà stavo collaborado a fare del male a qualcun altro.
Delusione nei confronti di un mondo così maschile. Dove le donne devono faticare ancora così tanto. In tutti i versanti. Dove sono sempre gli uomini ad andare avanti, ad aiutarsi tra loro. E dove noi donne ci danneggiamo spesso anche da sole.
Delusioni quindi.
Dopo l’estate sono rinata. Sono rinata con la mente lucida e senza la mia più grande nemica: l’ansia. è una grande vittoria.
Oggi – dopo aver attraversato ancora qualche mare oscuro – mi sento claudicante ancora, con dei problemi anche pratici da risolvere, con i soldi che non bastano mai, con le preoccupazioni di ogni giorno. C’è stato anche un lutto reale. Uno di quelli che per pudore ho evitato di mostrare. Perché non sono io la protagonista del dolore e il dolore va lasciato vivere e va riconosciuto a chi spetta. Ma ora posso dirlo, credo, che è stata una perdita grande anche per me. E mi fa pensare a tante cose dentro al tunnel. Mentre guardo la luce.

Per questo scrivo meno di me. Perché sto mettendo ordine, mi sto facendo bella per uscire alla luce. Con un anno di più sulle spalle e uno di meno da vivere. Teniamone conto.

 

Intanto vi dedico una canzone di Luigi Maieron che somiglia alla gente come me.
Minoranze un segno meno che non prevale sulle decisioni
persone strane che sanno perdere ma alle loro condizioni
e difendono una ragione senza dar retta alle tante voci
che parlano di quello che sei senza capire quello che provi
è raccogliere piccole tracce piccoli segnali di vita
è diventare adulti presto e non sembrare mai cresciuti
minoranze una sottrazione che non sceglie solo ciò che è deciso
è tenere gli occhi bene aperti guardando attraverso un bel sogno

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