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L’EUROPA ESISTE?

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Oggi, mentre partecipavo al concerto degli Elva Lutza con Ester Formosa al Teatro di Villa Pamphilj – legato al Festival Popolare di Stefano Saletti – a un certo punto ho pensato al libretto di Philippe Daverio che ho appena finito di leggere. Un libretto con quattro discorsi legati all’Europa. Ci ho pensato mentre ascoltavo UNA canzone di Stefano Rosso in catalano.
Daverio spiega di aver permesso una pubblicazione rapida di questi quattro discorsi – due dei quali nati per la scrittura e gli altri due per discorsi pubblici e quindi con un ritmo e uno stile diversi – perché questo è per tutti il momento della militanza. Ognuno deve dare e fare ciò che può. Il momento è grave, anche nel senso letterale del termine.
Così arriva questo contributo – sul senso da dare alla parola Europa – interessante, di rapida e divertente lettura: lo consiglio a tutti.
Di cosa parla? Di come non possiamo che definirci europei a partire dal modo in cui da secoli ci influenziamo e come le cose che consideriamo più uniche e nostre siano in realtà patrimonio comune.
Non si pensi alle filosofie più antiche o a chissà quali trattati d’arte. No. In questo libro si parla di invenzioni medievali (comunque quasi tutte provenienti dal bacino del Mediterraneo) che ci permettono tuttora una serie di cose che consideriamo tutt’altro che medievali. E poi si parla di cibo, di vino. Di cose di tutti i giorni. E si parla di musica. E tutto questo mostra quanto siano ridicole le affermazioni stile “zucchine di mare” della Meloni.
E quanto le diversità abbiano formato uguaglianze. Quanto certe storie, abitudini e vite abbiano creato l’idea d’Europa. Che arriva e precede quella delle Nazioni e in generale la consapevolezza politico-istituzionale di una possibile Europa come Stato sovranazionale.
Come sempre è quindi l’arte, la musica e tutto ciò che concerne la spinta dell’uomo verso il ben essere e il ben vivere a renderci quello che siamo. E non certo la chiusura di porti e di comunicazioni. Nessuna Brexit aiuterà gli inglesi a essere meno europei di quello che sono, loro malgrado.

La diversità è fondamentale. Ma sono le diversità che si incontrano ad aver formato la nostra straordinaria civiltà, che è cresciuta nell’arte dell’incontro e si è distrutta solo quando ha voluto predominare e conquistare. Non è affatto una visione ideale: è Storia.

Fa molto di più quella canzone in catalano di Stefano Rosso a smentire l’idea di Europa della gente come Salvini, di qualsiasi altra cosa.

L’unico modo per battere questa deriva è impegnarsi a mostrare nei fatti questa verità.

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