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Il Dolore è un estraneo

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Il possibile (2013)

Il possibile
l’ho perso.
Ora so,
quando torna l’immagine,
che ogni uomo ha il suo modo di prenderti le mani:
devo ritrovare il tuo.
Non dispero di riuscire, un giorno.
L’amore è il tocco lieve delle tua dita, tra le mie.
L’amore è tutto quanto mi resta:
l’impossibile.

 

Appena prima di dormire (2016)

Semplicemente vivo;

delle volte passeggio come su una fettuccia di lino.
Un lino bianco stirato,
ma ancora per poco.
E forse ritorno…
ad una piazza o un sentiero, un ricordo, un rossore.
Sempre un po’ fuori fuoco,
questo mondo mai nitido per me.
E mentre parlo e la ragione cammina dritta,
io disegno col dito gli occhi tuoi. Accigliati e fieri.
E poi mi addormento.

 

Del pianto bambino (2016)

Sommesso un lamento arriva da fuori.
E’ il pianto assonnato di un bambino che ha fame.
O aria nella pancia.
Poi passa.
Tu che hai aria nella testa però non passi.
Non ritorni e non fai parte dei sogni.
Immobile resti.
E io posso contare i tuoi passi
sempre uguali. Sempre a tempo.
Sempre a giorno. Sempre lì.

Il pianto del bambino, sommesso,
torna.
Io volgo lo sguardo verso il giorno:

muore.

 

 

L’assenza (2016)

Si cammina lenti eppure ci si smarrisce;
il pensiero si confonde e arrossisce;
il cambiamento corrompe.
L’assenza è il motore della vita.
Della mia,
Della tua.
Domani ti avrò dimenticato. E tu mi avrai già mille volte perduto.

 

Sul Lago Maggiore (2002-2016)

Bisognerebbe visitare ancora alberghi con la carta da parati a fiori:
magari una pensione sul Lago Maggiore,
e immaginare poi di avere un giardino con le siepi perfette
e un pavone spavaldo che mostra la ruota.
Bisognerebbe trovare un museo di bambole antiche
e qualche vecchia signora smagrita che copra di cipria bianca i solchi del viso e beva un bicchiere di vino.
Fresco.
E ci vorremmo noi che guardiamo,
Disegniamo,
Riscriviamo,
E ricordiamo.
Bisognerebbe poi che questo non fosse un ricordo ma un domani.
Da vivere.
Con te.

 

Il dolore è un estraneo (2016)

Davvero ricordi ancora quel quarto di luna sul porto?
Era notte? Eravamo davvero in un porto?
E perché ti potevo toccare?
Eri tu quella notte?
Veramente?
Di te non ricordo l’amore provato, né il calore o l’abbraccio.
Sei davvero passato di qua?
Mi hai davvero guardato?
Forse c’era una luce di occhi in amore ..
La vedo.
Era tua?
Io di te mi ricordo soltanto parole e perché, coltivati come un campo d’estate.
E ricordo il dolore.

Ma il dolore è un estraneo.

Agosto 2011- Aprile 2016

 

 

Arsura (Aprile 2016)

A volte mi sento quasi acqua che scorre

e si perde,

o forse abbraccia la terra e si confonde,
come una bella giovane senza pudore.

Limpida, impetuosa, la luce la attraversa

e fresca sirena attira col suo scroscio il passante che ha sete.

Eppure nessuno si ferma. Eppure nessuno la beve.
Ed è così che si muore d’arsura per non rischiare un raffreddore.

 

 

Il lato oscuro della luna (Aprile 2016)

Eppure è un sentimento il mio:
una dolcezza leggera,
che  attraversa le notti
e mi lascia in attesa di un momento,

o di un piccolo movimento;

se ora magari ti giri, se proprio adesso ti giri,
allora mi troverai
a guardarti: sono io quella dietro al
muro basso.

Come bimba che gioca a nascondino, trovo rifugio dietro un velo trasparente.
E una volta scoperta poi è il mio turno di contare:
e uno e due e quattro, e sei e sette e nove, e dieci e dodici e venti!
Di scatto mi volto e … la vedo bene la curva delle spalle del bambino,  che corre verso il buio di lontano.

Mi porti a giocare con te sul lato oscuro della luna?

 

Notturno (maggio 2016)

Notturno sospeso in lieve dissolvenza.

Il colore è in ombra eppure resta vivo;

gli occhi sono pesanti di sonno,

di cibo,

di vino.

Ti penso. Ma di te non ritrovo il contorno.

Mi resta solo un brivido,

come un ricordo distratto:

un buio di lampioni d’estate,

un sapore di baci,

un incontro di mani felici.

Una musica lontana. Un ritmo lento.

E la tua voce piena,

senza parole.

 

Minimi intenti (maggio 2016)

Passaggi di minimi intenti:

sospesa mi muovo e attendo;

ascolto una musica nera, la sorprendo distratta nell’aria.

A volte ti vedo;

i tuoi occhi sorridono

e mi appari quieto e presente.

Ma poi d’improvviso ti muovi: senza scopo ti accendi furioso,

accartocci le idee per far fuoco;

le parole leggere contorci e

lo fai per restare incompreso.

Così io ti penso:

anima bella e sola,

da lontano ti sento.

 

Attraverso un vetro sporco (ottobre 2016)

Vedi attraverso un vetro sporco
di pioggia di vento di cenere di umori;
poi ti giri e guardi i vuoti lasciati sul tavolo. Vuoti di vino e di pensieri.
Ci sei e sei sola.
Dietro di te qualcuno alla radio parla lentamente.
E tu lentamente lo ascolti.
Poi ti accorgi che è solo il ricordo in una casa lontana.
E lo sai che quell’alito di vento
è il respiro pesante del tuo sonno leggero.