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Tenco, Targhe, Ammonizioni e Arche di Noè


QUESTO NON È UN POST ABITUALE DI QUESTO BLOG MA UN ARTICOLO RELATIVO ALLE VICENDE DEL CLUB TENCO E DELLE TARGHE TENCO. SCONSIGLIO LA LETTURA A CHI NON SI OCCUPA DI MUSICA D’AUTORE. CONSIGLIO PERO’ LA LETTURA A CHI AMA LA LIBERTÀ D’OPINIONE.

 

Ho deciso di scrivere un pezzo sulle ultime votazioni delle Targhe Tenco spinta da alcune opinioni che ho letto in giro per il web in queste settimane. Ho scelto di farlo ora perché non volevo influenzare né positivamente né negativamente le votazioni in corso con la mia penna proletaria. Ho voluto poi aspettare l’assemblea annuale del Club che si è tenuta ieri a Sanremo con esiti purtroppo gravissimi.

Già da qualche settimana – dopo essermi dimessa dalla giuria delle Targhe – avevo deciso di dimettermi anche da socia. O meglio, avevo deciso che mi sarei dimessa nel caso in cui nell’assemblea di ieri fosse stata approvata una modifica del regolamento che avevo trovato inaccettabile. Non degna di un’associazione di intellettuali e di appassionati di musica e bellezza.

Questo è il passaggio incriminato, che purtroppo è stato approvato dai presenti all’assemblea:

“è compito del Consiglio Direttivo, qualora un socio non mantenga un comportamento eticamente corretto verso il Club o i suoi associati, rendendo pubbliche affermazioni lesive per il Club o per i suoi membri, con qualsivoglia formato, su qualunque supporto, attraverso qualsiasi canale e/o piattaforma distributiva, organi di stampa, social network, ed ogni altro tipo di mezzo di comunicazione ivi compresa la mailing list dei soci, provvedere ad ammonimento ufficiale e in caso di reiterazione alla sua espulsione dal Club sempre ai sensi dell’art. 5 del vigente Statuto.”

In poche parole, in un club dove militano molti giornalisti e critici musicali e esperti di comunicazione, viene imposto il silenzio assoluto in nome di una correttezza etica stabilita proprio dall’organo su cui evidentemente si potrebbe non essere d’accordo.

L’aumm aumm, i panni sporchi si lavano in casa per non parlar di riferimenti storici ben precisi non appartengono alla mia cultura.

Nessuno può vigilare sulla mia correttezza morale, tranne me stessa e il codice etico dell’azienda in cui lavoro, che mi dà lo stipendio e dove sindacati interni ed esterni possono tutelarmi ogni momento.

Non lo accetto da un’associazione dove mi sono iscritta per piacere e dove ho portato nel mio piccolo tutto quello che ho potuto e saputo dare. E dove fino a ieri era possibile esprimere dissenso sia dentro che fuori.

Ieri è stata consegnata una lettera che chiedeva le dimissioni dell’attuale direttivo motivandola in vari punti. La lettera era firmata da 50 persone, cioè circa un terzo dei soci. La lettera era indirizzata anche all’opinione pubblica perché in questi mesi nessuna delle domande fatte all’attuale direttivo ha mai ricevuto una risposta, di nessuna natura. Né quelle sollevate da Enrico de Angelis all’atto delle sue dimissioni, né quelle successive accolte malamente nella mailing list dei soci (che è stata chiusa, in modo da non permettere discussioni). Dicono che non abbiamo accettato un confronto presentandoci all’assemblea. Ma dimenticano che noi eravamo tutti – e anche di più – all’assemblea straordinaria indetta per parlare proprio di queste cose, in febbraio. E avevamo chiesto di farla non a Sanremo per far partecipare più persone possibili. Abbiamo affrontato una spesa anche ingente. Questa volta, a fronte del muro di gomma, abbiamo scelto una via più semplice.

E siamo stati tutti “ammoniti” e minacciati di espulsione.

Io non riconosco la validità di questo tribunale. E mi sono dimessa. E non sono la sola.

Uno dei punti della lettera era proprio relativo alle Targhe. Il Direttivo conosce già la mia posizione perché il mio punto di vista glielo ho comunicato con una lunga lettera e prima che succedesse tutto questo.

Ora è il caso che anche artisti e colleghi conoscano queste motivazioni.

Al primo turno ha votato poco più del 50 per cento dei giurati. La giuria è stata formata negli anni da Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Annino La Posta. Sono andati a cercare tutti quelli che si occupano di musica, di tutta la musica. È una giuria altamente rappresentativa.

I vincitori di quest’anno sono di tutto rispetto. Anche io penso che avrei votato Lolli, avrei votato (soprattutto) Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro (che hanno fatto uno dei dischi più belli realizzati negli ultimi anni) e forse avrei votato Ginevra di Marco. Ma anche gli altri andavano benissimo.

Ed è altamente probabile che avrebbero comunque vinto anche con l’altro 50% di voti mancanti. Anzi, ne sono sicura al cento per cento. E poi io sono fermamente convinta che chi non partecipa si autoesclude e conta chi invece partecipa.

Ma la scelta dell’Aventino non nasceva per contestare questo.

Oltre ad una presa di posizione per la deriva del Club (scelta che non avrebbe richiesto spiegazioni), questa scelta è nata anche per RISPETTO DEGLI ARTISTI.

Chi ha votato seppur in polemica con l’attuale indirizzo del Club, ci ha tenuto a ribadire che lo faceva PER RISPETTO DEGLI ARTISTI.

Io PURE.

Sapete perché? Perché quest’anno la votazione è stata anticipata di 4 mesi, perché il Direttivo aveva bisogno dei nomi per comunicare prima la notizia e vendere più biglietti.

Io non mi formalizzo per questo, ma per ottenere questo scopo si poteva fare altrimenti, anche saltare un giro e invece di votare su 10 mesi si poteva votare più avanti per 15. È solo un esempio delle tante soluzioni che potevano trovarsi. Hanno scelto la peggiore.

Questa scelta ha impedito infatti la formazione di una commissione che, come nei tre anni precedenti, ascoltasse e facesse una prima scrematura. La Commissione era molto utile però si poteva anche abolire. Per carità. Ma nel poco tempo dato, senza aver soprattutto dato comunicazione agli artisti – come negli anni precedenti – che era attivo un forum dove mandare i dischi, a questo forum che funzionava malissimo e dove non si capiva nulla, sono arrivati tipo 150 dischi.

Io ho fatto parte di quella commissione ora abolita per tre anni e in quella commissione di dischi ne arrivavano più di 500 all’anno.

Ecco, io sono sicura che quelli che hanno vinto avrebbero vinto lo stesso. Ma le Targhe non servono solo ai 5 vincitori. Servono soprattutto per consentire agli addetti ai lavori di ascoltare artisti che mai avrebbero la stessa possibilità.

Ecco. Avete fatto bene a votare per rispetto dei 150 che hanno mandato i dischi. Dico davvero: avete fatto bene e lo capisco perfettamente.

Però io non ho votato PER RISPETTO degli altri 350 che nessuno forse ascolterà mai.

Tutto qua.

Ad ogni modo – e penso che su questo saremo d’accordo noi che ci siamo posti un problema a cui abbiamo scelto di dare una soluzione diversa – a perdere in questa vicenda non sono gli artisti e non siamo noi, ma il Club e la sua pessima gestione.

Lo ribadisco: pessima. Ve lo ridico: pessima.

Non resta che andarsene lontano.

Partirà la nave partirà, dove arriverà questo non si sa…

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3 commenti

  1. Gatto Atlantico ha detto:

    L’ha ribloggato su My3Place.

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  2. marghimargot ha detto:

    Brava Betta, gran bell’articolo.

    Liked by 1 persona

  3. my3place ha detto:

    Non so se definire “pessima” la gestione di quell’associazione sia appropriato. Da quanto ho letto sarei propenso a definirla “ignobile” come condotta, “infamante” per chi l’ha pensata, “meschina” nei suoi risultati, “arrogante” nei modi, e “criminale” verso la musica.
    La situazione non è nuova, si sono già visti degli ominidi chiudersi a riccio per difendere posizioni di potere e interessi di dubbia liceità.
    Gi affari sono affari, anche in campo musicale, e di questi tempi guai a disturbare i manovratori (di soldi), si incorre nel reato di lesa maestà (sempre i soldi).
    Sarà forse anche per questo motivo che, pur essendo un aficionado musicale di lungo corso (quindi con le mie divinità), ormai cerco solamente musica distribuita con licenza Creative Commons.

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